Ho salvato un uomo da un arresto cardiaco, in stazione a Napoli non c’era un defibrillatore

Ho salvato un uomo da un arresto cardiaco, in stazione a Napoli non c’era un defibrillatore

Il racconto di un medico emigrato a Cesena: "La mia città è ridotta male"
Stazione treno

Un paziente perde i sensi e cade per terra nel sottopassaggio che collega la stazione di Napoli al parcheggio. A salvare quest’uomo solo un giovane medico, di passaggio, un emigrante che torna a casa. Solo contro una città impreparata, in cui non si trova un defibrillatore e l’ambulanza non riesce a entrare nel parcheggio.

Solo in un’auto senza medico e senza attrezzatura. Solo in un pronto soccorso dove, lui, un passante, consegna il malato con la scheda medica, e nessuno gli chiede chi è, o anche solo se è un medico.

Solo le 13,30, Domenico Pietro Santonastaso, 35 anni di Maddaloni, sta tornando a casa da Cesena dove lavora come rianimatore.

"Steso a terra vedo un uomo privo di sensi- racconta il medico - intorno a lui ci sono poliziotti, addetti della stazione e un po’ di gente, ma nessuno lo aiuta. Intervengo e chiedo un defibrillatore. L’uomo sembra in arresto. Passano dieci, forse 15 minuti, e nessuno trova un defibrillatore. Qualcuno mi ha detto che stava arrivando, forse è arrivato insieme all’ambulanza, non so, non sono riuscito a usarlo". Il medico continua a fare il massaggio cardiaco. L’uomo privo di sensi ha 70 anni ed è con la moglie e il figlio. "L’hanno appena dimesso dall’ospedale di Nocera - racconta il figlio- e stavamo andando a Bologna fare degli accertamenti". L’ambulanza non riesce ad entrare nel parcheggio, perché l’entrata è ostruita da un bus. Quando finalmente arriva non è medicalizzata. C’è solo un infermiere.

"Chiedo di inviarmi un medico, il paziente è un codice rosso, deve essere assistito- dice Santonastaso- L’infermiere imbarazzato mi passa il collega del Loreto Mare, che mi chiede di accompagnatore l’uomo in ospedale. Do la mia disponibilità, ma una volta salito in ambulanza scopro che oltre la bombola d’ossigeno non c’è nulla, neanche una macchina per l’elettrocardiogramma". Il rianimatore continua a massaggiare e l’uomo reagisce. L’ambulanza arriva in ospedale, Santonastaso dà le consegne ai colleghi del pronto soccorso e va via.

"Nessuno mi ha chiesto chi ero - racconta- Ho lasciato quell’uomo nell’indifferenza generale". Dall’intervento del medico all’arrivo in ospedale sono passati 30-35 minuti. "Ho studiato a Napoli e sono andato via solo 5 anni fa. Vedere la mia città ridotta così male mi fa rabbia. Salvare la vita di quell’uomo è stata un’impresa. Io sapevo cosa fare, ma è stato un puro caso che mi
trovassi lì: i poliziotti e il personale della stazione non erano preparati. Non c’era un defibrillatore pronto all’uso e nessuno in grado di intervenire sul posto, l’ambulanza poi era praticamente un’auto senza nessuna attrezzatura: ma siamo in Italia? I corsi di primo inteverno per insegnanti, dipendenti pubblici, pesonale che lavora in garndi ambienti come le stazioni dovrebbero essere obbligatori, così come un’attrezzatura minima di prima emergenza".

Novembre 2016 | © Repubblica

Training Health Emergency & Services

Seguici nella nostra pagina Facebook. Premi MI PIACE e non perderai più nessuna notizia.

Facebook

Precedente

REGISTRO ESECUTORI