Arresto Cardiaco: Compressioni toraciche manuali VS Compressioni toraciche automatiche

Arresto Cardiaco: Compressioni toraciche manuali VS Compressioni toraciche automatiche

Compressioni toraciche
MEDIAGALLERY 3

Di recente su alcuni social network, in particolar modo nei gruppi Facebook che trattano il soccorso e la medicina in generale, sono saltati alla ribalta video nei quali sono decantate le lodi dei massaggiatori esterni meccanici.
Questo tipo di device non è una novità ultimo grido, ma sono almeno 10 anni che è in commercio.
Questo tipo di device è già presente in Italia: ci sono molte realtà 118 istituzionali che utilizzano queste macchine.

Stiamo parlando sia del Lucas, che di Autopulse, leggermente differente dal primo, ma progettato per lo steso scopo e diretto concorrente del Lucas

Riguardo ai massaggiatori toracici esterni c’è un’enorme letteratura, sia a favore che contro; sono stati fatti numerosi studi per provarne l’efficacia o al contrario, provarne l’inutilità.
Di certo in questo mare nostrum di letteratura, per potersi orientare un minimo, è opportuno sapere come funzionano questi prodotti.
Il massaggiatore esterno è uno strumento che fondamentalmente esercita una pressione sul torace e pratica una vera e propria compressione toracica.
Sebbene il Lucas e l’Autopulse lavorino in modi differenti, con tecniche differenti e con performance differenti, presentano entrambi un elemento comune: l’indiscutibile vantaggio di rendere disponibile un operatore in più esonerandolo dal compito di eseguire il massimo cardiaco, cosa molto importante considerando che le risorse in una RCP in ambiente extraospedaliero valgono oro.
Altro pregio di queste macchine è la garanzia di eseguire compressioni sempre uguali, sempre alla stessa profondità ed alla stessa frequenza senza rischi di “stancarsi” e quindi di far diminuire le performance.

Quali sono però i limiti di questi device?

Esistono limiti e difetti, o ci sono solo pregi?

I limiti esistono eccome e saltano agli occhi di tutti già dal primo utilizzo.

Innanzitutto va considerato l’ingombro ed il peso: oltre al materiale che i soccorritori professionisti si portano dietro ad ogni soccorso (zaino, monitor, bombola O2, aspiratore portatile) va aggiunta la borsa che contiene il massaggiatore meccanico.

Ciò comporta l’aumento dell’ingombro e soprattuto del peso portato a mano dagli operatori.

Se si considera che in molte zone dell’Italia gli equipaggi sono composti da due persone (autista ed infermiere), diventa subito evidente che le difficoltà logistiche e di trasporto diventano rilevanti.

Un altro limite da evidenziare è il tempo di Hands Off, ovvero di “non massaggio”, richiesto perché il dispositivo venga applicato sul torace.

Questi strumenti vanno applicati direttamente sul torace scoperto, entrambi seppure in maniera differenti, necessitano di un fissaggio dietro alla schiena e dell’applicazione della parte anteriore che andrà poi a comprimere il torace; è evidente quindi che il massaggio cardiaco iniziato manualmente, va interrotto per tutto il tempo necessario per la completa installazione.

Tempo che viene influenzato dal numero degli operatori, dalle dimensioni del paziente, dall’abbigliamento: sarà tanto più alto quanto meno operatori avremo a lavorare, quanto più ingombrante e vestito sarà il paziente.

È provato in letteratura che il calo della perfusione è direttamente proporzionale al tempo di sospensione delle compressioni toraciche, ciò rende vano i vantaggi acquisiti con le CTE eseguite manualmente dai first responders.

Ultimo elemento da considerare per fare una corretta analisi dei pregi e dei difetti, è l’autonomia.

Entrambi i modelli sono alimentati da batterie che sono in dotazione con lo strumento.

Il limite di ogni batteria è in primo luogo la durata in rapporto alla vita della batteria stessa (ad ogni ricarica e con il passare del tempo, la batteria perde inevitabilmente la propria durata), inoltre va considerato che in ambienti ostili come sulla neve o al freddo all’esterno, le performance di durata possono venire influenzate negativamente dai fattori climatici sfavorevoli.

Questi due elementi sono come una spada di Damocle sull’efficacia della RCP: è opportuno mettere in conto la possibilità che l’apparecchio si fermi prima del dovuto per esaurimento della batteria rendendo necessario la sostituzione della stessa con una di scorta, dovendo interrompere nuovamente l’RCP.

L’equilibrio fra efficacia ed inutilità di questi device è molto sottile ed è delimitato da una parte dalla letteratura che ci fornisce studi a favore e studi contrari, e dall’altra dall’esperienza diretta degli operatori che li usano.

Non c’è unanimità nei giudizi dei professionisti che usano quotidianamente questi dispositivi, troviamo grande disparità di opinioni e gli studi scientifici non aiutano a dirimere la diatriba “massaggiatori automatici Si o massaggiatori automatici No”.

Taglia la testa al toro a questo dilemma, un piccolo e breve trafiletto nelle nuove linee guida pubblicate da ERC/IRC il 15 ottobre 2015.

La premessa d’obbligo è considerare queste LG come il riferimento fondamentale da seguire per tutti i soccorritori professionisti e non.

Le nuove LG a proposito dell’utilizzo dei dispositivi meccanici per le compressioni toraciche, dicono chiaramente che il loro utilizzo “…è considerato nelle situazioni in cui non sia possibile effettuare compressioni toraciche manuali di alta qualità…”.

Per compressioni toraciche manuali di alta qualità si intende una RCP nella quale sono presenti operatori in numero sufficiente da effettuare cambi seriati nel massaggio cardiaco, non superiore ai due minuti.

In queste poche parole viene espresso e ribadito un concetto molto semplice: nonostante la letteratura “pro” dispositivi meccanici, le compressioni toraciche manuali sono da preferire.

Alla luce di questo, il Lucas e l’Autopulse diventano due strumenti che perdono molto del loro lustro e del loro alone di invincibilità che emerge dai video che circolano in rete, ed acquistano un aspetto più “umano” assumendo una “minor rilevanza” in termini di raccomandazioni.

Ciò non significa che non siano efficaci e che non siano da utilizzare, ma si vuole sottolineare che se è possibile scegliere fra l’eseguire una RCP potendo fare compressioni manuali di alta qualità e utilizzare invece un dispositivo meccanico, la scelta raccomandata è la prima.

È però ovvio e inevitabilmente vero, che ogni qualvolta la tecnologia ci viene in aiuto e ci permette di aver la possibilità di erogare la migliore assistenza possibile, è sempre benvenuta.

Paolo Pasini

Ottobre 2015 | © Nurse Times

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